Sulle qualità del giocatore nessuno può avere dubbi, ma dal punto di vista della prontezza nelle occasioni importanti Ibrahimovic denota ancora qualche passaggio a vuoto. La gara contro la Juve non l'ha visto tra i protagonisti positivi, con una tensione da ex mal gestita e troppi errori sotto porta. La stecca di Valencia, con relativa eliminazione europea dell'Inter, è ancora fresca: troppe 'assenze' sul più bello.
Un altro buco nero, a sporcare una stagione che sa di consacrazione e di 'beatificazione' pallonara. Zlatan Ibrahimovic è così: non sai mai cosa aspettarti, nel bene e nel male. Mancini ringrazia ogni mattina, con gli occhi pieni delle magie dello svedese, e cerca di non curarsi dell'altra faccia della medaglia. Le bizze sono d'ordinanza, così come gli spigoli del personaggio impongono, ma non c'è dubbio che Ibra sia l'unico giocatore nerazzurro e non solo a risolvere partite intere senza bisogno di aiuti e nemmeno di comprimari. Quest'anno ha piegato la Sampdoria, uno contro undici; l'anno scorso mise in ginocchio il Livorno, tra tocchi vellutati e perle calcistiche. Solo due pagine di un libro già corposo. Eppure, l'attaccante che esplose nell'Ajax ha un'altra faccia, quella che Mancini e compagnia preferirebbero non vedere mai, quella che sembra una maschera di Halloween più che il volto dello stregone del pallone.
Il 2006-2007 nerazzurro ha portato in dote tanti sorrisi e altrettante vittorie, ma anche la spina del 'Mestalla'. L'Inter dei record estromessa dall'Europa che conta in una gara a dir poco deludente in quel di Valencia. C'è chi ha sostenuto che la qualificazione sia scivolata via a San Siro, con il 2-2 di quindici giorni prima; ma l'allenatore nerazzurro non è d'accordo: si poteva vincere in Spagna, semplicemente giocando da Inter. Ebbene, Ibra in quella gara si distinse solo per l'assenza nella gazzarra finale; e per un 'fumino' come lo svedese questa latitanza suona come una vittoria. Ma nessun guizzo, niente di niente, nella serata in cui la Beneamata aveva bisogno come il pane di una sua giocata d'autore. Il derby d'Italia di domenica sera è stato una sorta di revival: impacciato, stizzito per quei fischi, nervoso per la tensione che si respirava. Gol sbagliati, dribbling cocciuti finiti male, una storia che si ripete. Anche 'Ibracadabra' può steccare, persino la sua bacchetta magica s'inceppa, purtroppo al cospetto di momenti decisivi, occasioni che porterebbero con sè la vera gloria.
Un altro buco nero, a sporcare una stagione che sa di consacrazione e di 'beatificazione' pallonara. Zlatan Ibrahimovic è così: non sai mai cosa aspettarti, nel bene e nel male. Mancini ringrazia ogni mattina, con gli occhi pieni delle magie dello svedese, e cerca di non curarsi dell'altra faccia della medaglia. Le bizze sono d'ordinanza, così come gli spigoli del personaggio impongono, ma non c'è dubbio che Ibra sia l'unico giocatore nerazzurro e non solo a risolvere partite intere senza bisogno di aiuti e nemmeno di comprimari. Quest'anno ha piegato la Sampdoria, uno contro undici; l'anno scorso mise in ginocchio il Livorno, tra tocchi vellutati e perle calcistiche. Solo due pagine di un libro già corposo. Eppure, l'attaccante che esplose nell'Ajax ha un'altra faccia, quella che Mancini e compagnia preferirebbero non vedere mai, quella che sembra una maschera di Halloween più che il volto dello stregone del pallone.
Il 2006-2007 nerazzurro ha portato in dote tanti sorrisi e altrettante vittorie, ma anche la spina del 'Mestalla'. L'Inter dei record estromessa dall'Europa che conta in una gara a dir poco deludente in quel di Valencia. C'è chi ha sostenuto che la qualificazione sia scivolata via a San Siro, con il 2-2 di quindici giorni prima; ma l'allenatore nerazzurro non è d'accordo: si poteva vincere in Spagna, semplicemente giocando da Inter. Ebbene, Ibra in quella gara si distinse solo per l'assenza nella gazzarra finale; e per un 'fumino' come lo svedese questa latitanza suona come una vittoria. Ma nessun guizzo, niente di niente, nella serata in cui la Beneamata aveva bisogno come il pane di una sua giocata d'autore. Il derby d'Italia di domenica sera è stato una sorta di revival: impacciato, stizzito per quei fischi, nervoso per la tensione che si respirava. Gol sbagliati, dribbling cocciuti finiti male, una storia che si ripete. Anche 'Ibracadabra' può steccare, persino la sua bacchetta magica s'inceppa, purtroppo al cospetto di momenti decisivi, occasioni che porterebbero con sè la vera gloria.



