Non è una partita qualunque, e credo non lo sarà mai. Come potrebbe esserlo, d’altronde, dopo la spy story, di manifattura Telecom, che ha spedito la Vecchia Signora nei “bassi” della B. Recentemente il gestore telefonico ha indicato come mandante di intercettazioni e pedinamenti, a fronte delle consistenti pretese risarcitorie di Bobo Vieri, proprio l’Internazionale fc. Per non parlare dell'assegnazione d'ufficio da parte del Commissario straordinario Rossi, ex membro del Consiglio d'Amministrazione interista, dello scudetto 2005/2006. Sono ormai invece entrate nella cultura popolare calcistica, il rigore di Iuliano su Ronaldo e il “diabolico” Ceccarini; il campionato 61/62: la Juventus conquista il titolo battendo, 9 a 1, i ragazzini dell’Inter, mandati in campo, da Angelo Moratti, per protestare contro la decisione di ripetere la gara vinta a tavolino per invasione di campo; il 5 maggio: non quello di Manzoni, ma quello di Roma, con la Lazio “arbitro” dello scudetto e così via. Polemiche e veleni a volte ben più godibili dello stesso match. Non per niente Brera la battezzò come partita delle partite: il derby d’Italia.La Vecchia Signora, per la prima volta, è arrivata alla sfida come sfavorita e se ne è scaramanticamente avvalsa per fermare la capolista. Impressionante la cornice di pubblico bianconero che ha fatto sentire agli ospiti il fiato sul collo per tutto il match, subissando di fischi il nerboruto svedese ad ogni tocco di palla. Irritante, da parte di "alcune" reti a pagamento, affidare il commento della gara a voci dichiaratamente interiste, tanto più che i bianconeri giocavano in casa e gli abbonati juventini hanno apertamente manifestato il loro dissenso in proposito in occasione dei fatti di Napoli. Ranieri ha lasciato in panca il “manovale” Salihamidzic, per osare di più con Nedved e Palladino sugli esterni. Mancini si è “regolato” preferendo la spada al fioretto: con Chivu al posto del più propositivo Maxwell e Cruz in luogo dell'atteso Crespo. La chiave dell’incontro è stata la difesa alta dei padroni di casa, che ha tagliato la via offensiva agli attaccanti nerazzurri. Nell’unica occasione in cui la retroguardia ha tenuto in gioco Cruz, per il ritardo in uscita di Grygera, gli ospiti ne hanno approfittato per portarsi in vantaggio. La Juventus non si è persa d’animo e per tutto l’incontro ha dimostrato personalità e una sorprendente tranquillità. Ha sofferto le capacità di palleggio degli avversari, ma ha dimostrato di essere in grado di far male in qualunque momento e proprio l’atteggiamento tattico degli ospiti ne ha dato conferma. Inarrestabili, Chiellini, Molinaro e l’assist-man Palladino. Non benissimo Nocerino e Zannetti, sempre perfetti in chiusura ma chiaramente orfani di un regista vero: troppe le palle perse in fase di impostazione. I cambi, dunque l’ingresso di Iaquinta e soprattutto di Camoranesi, hanno permesso di verticalizzare con maggior efficacia, agevolando la ricerca del pareggio. Proprio dell’italo-argentino la rete del riscatto. Da segnalare un possibile rigore di Cordoba su Del Piero dopo appena cinque primi di gioco.Il pareggio è frutto anche del clima diverso che gli ospiti hanno trovato a Torino. L’Olimpico non è il Delle Alpi e l’atmosfera di uno stadio che ha visto il ciclo precedente alla reggenza di Moggi deve aver spiazzato i nerazzurri più del risultato finale. La capolista è entrata in campo con il sospetto di avere di fronte una possibile contendente al titolo e ne è uscita con la certezza.
da: http://www.carlonesti.it


