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«L’arbitro mi ha detto: “Non ho fischiato fallo a te”, ma non ha spiegato a chi...» Il bomber sottolinea il suo attaccamento al bianconero e non fa polemiche per l’impiego part time: «Indossando questa maglia non puoi pensare di mollare manco un secondo»


La riscossa della Juventus ha un nome e un cognome preciso, quello di Vincenzo Iaquinta, il bom­ber delle imprese impossibi­li in grado di dare la scossa al gruppo, di cambiare il vol­to della partita e di incitare pure i tifosi affinché ci cre­dano fino in fondo insieme con la squadra. Da un passi­vo di due gol i bianconeri hanno acciuffato un pareg­gio insperato con l’attaccan­te che, per la verità, avrebbe firmato anche la rete della vittoria se l’arbitro Gava non avesse annullato per un presunto fallo in area. L’uo­mo dei miracoli in questo momento è quello che meglio interpreta il carattere e il dna bianconero: « Ciò che è accaduto a Parma è la dimo­strazione che la Juventus non si arrende mai, stavamo perdendo 2- 0 e siamo riusci­ti in una rimonta tutt’altro che facile. E potevamo anche vincerla questa partita... » . Le recriminazioni durano soltanto un attimo, il tempo di ritornare con la mente al­la doppietta “ virtuale”, poi Vincenzo si ributta a elogia­re la reazione bianconera. « Abbiamo lo spirito giusto, non so se sia quello della Ju­ve di Lippi, sta di fatto che questa maglia è pesante, sento forte la responsabilità di giocare nella Juventus e quando scendo in campo dò sempre il massimo, non so­no uno che molla io » .Contrariamente alle sue abitudini, Claudio Ranieri rinuncia a schierarlo titola­re a Parma. La mossa del tecnico si rivela sbagliata perché Iaquinta è l’uomo delle trasferte con l’eccezio­ne di Napoli in quanto redu­ce dalla bronchite: decisivo a Roma con quel pallone infi­lato in rete con la nuca, bom­ber pure a Firenze, avrebbe dovuto entrare in campo fin dal primo minuto anche al Tardini. Ranieri rimedia nell’intervallo e, al fischio d’inizio della ripresa, l’ex centravanti dell’Udinese prende il posto di Alessan­dro Del Piero. Giornata cu­pa quella del capitano, friz­zante quello che, solo sulla carta, è la terza scelta di Ra­nieri. « E’ il mister che sce­glie le formazioni, ma non direi di creare un caso sul cambio tra me e Del Piero. Mi costa non essere titolare? A Udine anche se mi allena­vo solo il venerdì giocavo ugualmente, ma era diverso. Io penso a fare bene, poi sta al tecnico decidere » . Iaquin­ta evita polemiche preferen­do analizzare la gara: « Ciò che è cambiato veramente tra il primo e il secondo tem­po è la nostra mentalità. Al­l’inizio eravamo in difficoltà, non riuscivano a tenere la palla e a creare gioco. Nella ripresa siamo entrati con una voglia matta di condur­re il gioco e fare gol. Soprat­tutto io, mi sentivo vera­mente carico, quasi rabbioso perché volevo esprimere ciò che sentivo dentro. Alla fine, sono contento del contributo che ho dato alla squadra » .Che Iaquinta fosse scop­piettante e insaziabile lo si è capito anche dal modo in cui ha esultato: la corsa paz­za verso la panchina, inse­guito dai compagni, le urla di gioia, i gesti di incitamen­to rivolti ai tifosi della Cur­va Sud quasi a chiedere di lottare insieme. « Sono fatto così perché quando riprendi una partita in cui ti davano già per spacciato alla fine la vuoi vincere, ti sale l’adre­nalina, hai un desiderio fol­le di spaccare tutto » . Scene di euforia che fanno da con­traltare al nervosismo diffu­so che ha avuto il momento clou nelll’espulsione di Chiellini e Morfeo. « Giorgio è molto carico - lo difende Ia­quinta -, sente in modo par­ticolare la partita, cerchere­mo di calmarlo un po’. Certo, sono scene che noi giocatori dovremmo evitare perché non sono un bello spettacolo per la gente che viene allo stadio e, soprattutto, per i bambini » . A dire la verità anche Iaquinta ha protesta­to, però in maniera civile, quando Gava ha annullato il gol del 2- 3. « Devo rivedere meglio le immagini, - rac­conta - ma io non ho spinto nessuno al momento dello stacco di testa. Infatti, quan­do a fine gara ho chiesto spiegazioni all’arbitro, mi ha confermato che non ha fi­schiato a me il fallo. Allora ho cercato di capire chi aves­se fermato, ma a quel punto Gava non ha voluto rispon­dere. E a me è scappata qualche parolina di troppo, comprensibile con la tensio­ne che si respirava in cam­po » .L’uomo del riscatto bianco­nero chiosa con un misto di soddisfazione e rammarico. « Quello di Parma è un pun­to guadagnato non due per­si, di sicuro. Però, ribadisco, questa partita potevamo an­che ribaltarla con un succes­so. Non sarebbe stata un’e­resia. Ciò che ci spinge a rea­gire con il cuore è la menta­lità vincente, tipica della Ju­ventus » .

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